Cronaca
Condanna storica per Marine Le Pen: quattro anni di carcere e cinque di ineleggibilità
2025-03-31

Il tribunale di Parigi ha emesso una sentenza severa contro la leader del Rassemblement national, Marine Le Pen. Condannata a quattro anni di prigione e resa ineleggibile per cinque anni, l'ex europarlamentare è stata riconosciuta colpevole di aver utilizzato fondi comunitari in modo illecito. Gli investigatori hanno scoperto che diversi contratti per assistenti parlamentari erano fittizi, con i lavoratori che in realtà svolgevano mansioni esclusivamente per il partito. La decisione giudiziaria arriva dopo un’inchiesta durata anni e coinvolge anche altri membri dell'Rn.

Un sistema fraudolento alla luce della giustizia

Nel cuore della capitale francese, il 31 marzo scorso, il tribunale ha smascherato un intricato meccanismo di frode finanziaria orchestrato dal Rassemblement national. Bénédicte de Perthuis, presidente del tribunale, ha dichiarato nove eurodeputati colpevoli del principale reato, mentre dodici assistenti sono stati condannati per ricettazione. Secondo le indagini, il partito aveva creato una serie di contratti falsi, permettendo ai cosiddetti “assistenti” di lavorare per il partito senza mai mettere piede al Parlamento europeo. Questa operazione illegale si è protratta per oltre dieci anni, tra il 2004 e il 2016, causando un danno finanziario stimato in 4,5 milioni di euro.

Dopo l’annuncio della sentenza, Marine Le Pen ha lasciato precipitosamente l’aula del tribunale. Il caso era già stato oggetto di attenzione internazionale sin dal 2015, quando Martin Schulz, allora presidente del Parlamento europeo, aveva sollevato l’allarme. Tra gli imputati figurano anche altre personalità politiche francesi, tra cui Louis Aliot, vicepresidente dell’Rn.

La procuratrice Louise Neyton non ha esitato a definire il Parlamento europeo come una “vacca da mungere” per i membri del partito, evidenziando l’entità delle irregolarità commesse.

Implicazioni politiche e reazioni internazionali

Nonostante la gravità delle accuse e la sentenza immediata, Le Pen resta una figura centrale nella scena politica francese. Secondo sondaggi recenti, lei continua a essere favorita per le elezioni presidenziali previste per la primavera del 2027. Il processo d’appello potrebbe concludersi solo nell’autunno del 2026, gettando incertezza sul futuro politico del paese.

Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Viktor Orbán, primo ministro ungherese, ha espresso solidarietà verso Le Pen con un messaggio su X, affermando: “Io sono Marine!” Dal canto suo, il Cremlino ha denunciato la sentenza come una violazione delle regole democratiche.

Da un punto di vista giornalistico, questa vicenda rappresenta un importante monito sui rischi di abuso delle istituzioni europee. Rivelazioni come queste dimostrano quanto sia necessario vigilare sui sistemi finanziari pubblici e garantire trasparenza in ogni ambito politico. Per i lettori, questo caso offre una riflessione cruciale sulla responsabilità morale e legale dei leader politici nel rispetto delle norme democratiche.

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