Le recenti misure tariffarie statunitensi mettono a rischio le esportazioni italiane, già vulnerabili. Queste tariffe possono incidere sul PIL nazionale in diverse proporzioni, influenzando sia i settori produttivi forti come la meccanica e la farmaceutica, sia quelli già in difficoltà come l'automotive. L'esposizione diretta e indiretta al mercato americano è significativa, con possibili effetti negativi sulla crescita economica italiana. In uno scenario negativo, potrebbero verificarsi due anni di stagnazione economica.
Altri effetti derivanti dai dazi includono un aumento temporaneo dei prezzi, che potrebbe influenzare anche l'inflazione in Europa se vi fossero ritorsioni. Tuttavia, l'impatto a lungo termine sarebbe più evidente sulla crescita economica piuttosto che sui tassi di inflazione. Le strategie per mitigare questi effetti includono la ricerca di nuovi mercati e una reazione coordinata all'interno dell'Unione Europea.
I settori produttivi italiani, tra cui la meccanica, la farmaceutica e l'alimentare, si trovano ad affrontare sfide significative a causa delle misure tariffarie statunitensi. Questi settori rappresentano importanti voci di esportazione verso gli Stati Uniti, e l'impatto potenziale sul PIL nazionale varia da pochi decimi a oltre mezzo punto percentuale, a seconda della portata e durata delle tariffe.
In particolare, il settore farmaceutico e quello alimentare mostrano una dipendenza elevata dal mercato americano, considerato il primo nel mondo. La capacità di resistere ai dazi dipende dal valore aggiunto del prodotto e dalla sua natura tecnologica o di marchio. Generalmente, i prodotti industriali hanno maggiori possibilità di trasferire i costi degli acquirenti rispetto ai beni di consumo. Pertanto, sono soprattutto le piccole imprese meno avanzate a essere maggiormente esposte, specialmente in settori come l'automotive e gli acciaieri, già in crisi strutturale.
Nel contesto di incertezze commerciali, il governo italiano sta esplorando strategie per espandere le esportazioni verso nuovi mercati, inclusi paesi emergenti come Emirati Arabi, Vietnam ed India, nonché economie mature come il Giappone. Tuttavia, questa strategia richiede tempo e fatica, e probabilmente compenserà solo parzialmente la perdita del mercato americano. Un fattore positivo potrebbe essere una reazione europea coordinata, come dimostrato dall'aumento degli investimenti pubblici tedeschi.
La prospettiva futura dipende anche dalle azioni dell'amministrazione Trump, che potrebbe rendersi conto dell'inefficacia dei dazi nel ridurre il deficit estero. Nel frattempo, l'incertezza continua a pesare sugli investimenti aziendali e i consumi dei cittadini. Gli analisti prevedono un impatto minimo e temporaneo sull'inflazione in Europa, mentre negli Stati Uniti potrebbe verificarsi una combinazione di inflazione e stagnazione, uno scenario problematico. A medio termine, l'effetto depressivo sulle attività economiche potrebbe risultare più significativo, influenzando la domanda e l'offerta nei mercati globali.